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Giuseppe Diodati - Orchideaverde (parte 4)

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Giuseppe Diodati - Orchideaverde (parte 4)

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SuonamiUnaPoesia

37 Views • Aug 19, 2013

Description

Lettura di Tiziana Mignosa.

Antonella aveva messo la mano nella borsetta e quelli che avevano detto di essere poliziotti estrassero le pistole.
Una donna al tavolo vicino urlò, Francesco spalancò la bocca stupito, mentre Orchidea Verde sembrava l'unica ad essere rimasta impassibile.
In mezzo alla sorpresa generale Antonella estrasse uno specchietto con due serpenti intrecciati.
- Ma che vi prende volevo solo guardami allo specchio perché ho qualcosa sulle labbra che mi da’ fastidio.- Francesco avrebbe ucciso in quel momento la sua compagna.
L'uomo stempiato però osservò lo specchietto e Orchidea ebbe l'impressione che tra i due ci fosse stato uno sguardo d'intesa.
Dentro la tasca della sua giacca, Maputo intanto, sembrava agitato.
I poliziotti rinfoderarono le pistole e, una volta fuori, chiesero i documenti a tutti.
- Orchidea Verde? Lei non è quella che si batte per l'ambiente? Devo averla vista in televisione.-
disse il secondo poliziotto.
- Sì, sono io, ma non sapevo di essere famosa.- L'uomo girò e rigirò il documento tra le mani, poi lo rimise dentro la custodia di plastica e lo diede alla ragazza.
Un cane randagio stava rovistando una busta caduta fuori da un bidone della spazzatura.

Quella notte Orchidea non riusciva a dormire, anche la sua tarantola velenosa era agitata.
Alcuni gatti si erano messi sul davanzale della sua finestra.
I gatti non erano gli unici animali legati alla ragazza, ma di certo i più malleabili ai suoi desideri.
Con i cani era più difficile, spesso agivano per conto loro.
Orchidea ebbe una specie di presentimento. O, forse, era semplicemente il pensiero inconscio di uno dei gatti del davanzale.
Andò a prendere i suoi documenti, nella custodia c'era qualcos’altro, un microchip simile a quello della sua carta di credito.
La porta della stanza cadde a terra di schianto alcuni uomini completamene coperti da una calzamaglia nera irruppero d’improvviso. Il gas tossico fece addormentare immediatamente la ragazza e il suo ragno.

<u>Bradipo</u>

Orchidea Verde si svegliò con la forte sensazione di movimento.
Era legata, ma le mani sembravano libere.
Il suo istinto l'avvertì di non aprire subito gli occhi, poteva servire fare finta di essere ancora addormentata e cercare di capire dove fosse.
C'era un tremolio sulla poltrona dove era seduta, evidentemente era su un treno o una macchina in movimento.
Il suo pensiero corse subito a Maputo, il suo ragno. Era vivo, lo sentiva vicino.
C'era un flusso telepatico con la tarantola e grazie alle tele di ragno sparse nel mondo, il rapporto veniva condiviso con tutti i ragni del pianeta.
Provò a socchiudere gli occhi. Davanti a lei una poltrona, allora era un autobus quello.
Da un angolo scorse delle mani, qualcuno o qualcuna erano seduti accanto a lei.
Donna, sì, doveva essere una donna, mani sottili e curate e un anello sul dito con un simbolo, sembravano due serpenti.
Antonella, la donna di Francesco al ristorante aveva uno specchietto con quel simbolo.
Una voce poco distante: - Si è svegliata comandante? -
La voce era gutturale, con un accento marcato del sud Italia.
- Non mi sembra, ma il suo battito è regolare, dovrebbe essere vicina a farlo.-
Quella che aveva risposto era la persona accanto. La voce era di Antonella e l'avevano chiamata comandante. Poi un attimo di silenzio e la donna si rivolse a lei: - Orchidea puoi aprire gli occhi ora. So che sei sveglia.-
La ragazza decise di non fingere più e spalancò gli occhi.
Non era un autobus, i finestrini ai lati e le file dei sedili non lasciavano spazio ai dubbi anche se dalla sua posizione non poteva guardare fuori.
Erano su un aereo e c'erano molti uomini vestiti con una tuta nera a bordo.
Antonella continuò: - Orchidea dobbiamo dirti molte cose, sei tra amici, il tuo ragno è dentro una gabbietta accanto a te, nessuno gli ha fatto del male. Stai tornando a casa, l'umanità ha un grande bisogno di te. Stai partecipando all'operazione "Bradipo".-
Orchidea non diceva nulla, si limitava ad ascoltare.
Un uomo le si avvicinò, un uomo che non le piaceva affatto, una cicatrice piccola sulla fronte.
Occhi neri e forse cattivi, baffi e pizzo, un neo sullo zigomo.
Una voce quasi metallica: - Questa ragazzina dovrebbe far parte del progetto? Non mi sembra adatta comandante. Forse è buona per altri scopi.-
Antonella cambiò atteggiamento: - Spirito Santo non ti permettere, non ti permettere con lei o ti rimandiamo nel posto da cui sei venuto.-