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Andrea Bonvicini - Mistero
1 Views • Aug 19, 2013
Description
Bene, sono inchiodato qui, e quindi? Lavorare non si riesce, non c’è neanche spazio per appoggiarsi e scrivere un po’, su queste poltrone striminzite. E poi ho la mente vuota ormai, dopo giorni di conferenze e rumore mi è difficile concentrarmi.
Va bene, prendiamocela calma, ascoltiamo.
Niente, blackout, non riesco a ascoltare quello che dicono.
C’è qualcuno là fuori?
Ehi tu, signorinella bella! sì dico a te... e dai, non fare finta di niente. Sì, tu: rispetto al mio posto una fila davanti e due posti a destra. In pratica basterebbe fare la mossa del cavallo e sarei da te. O tu da me. Tu invece sei un alfiere (e donna), ti muovi di taglio, veloce: zip zap, potresti tagliare a triangoli la scacchiera delle poltrone in sala. Ti alzi con le spalle, ti giri (non ancora del tutto da questo lato, però), sei in perenne movimento.
Ullallà, mi sbagliavo, sei la Regina! Adesso che ti ho vista per bene ne sono sicuro. Eh sì, proprio bella, profilo sottile, sopracciglia lunghe e fronte alta. Ti ho vista, sai, quell’istante in cui ti sei girata è bastato. Regina, regina nera, pelle bruna di sole e camicetta di raso nera pure lei, ad esaltare l’ambra della pelle. No, come non detto, non di raso, qualcosa di meno ricercato, ma egualmente raffinato ed elegante. Sì, decisamente più adatto a te.
Ti muovi veloce stando ferma, bella, si vede che non sei inchiodata sulla tua poltrona come me, brava. Forse semplicemente ti interessa quello che ascolti. Sì, si vede. Ma c’è di più. C’è di più e hai di più. Da fare, da vedere, da essere. Non sei ferma un momento, ma non hai mai l’aria d’esser nervosa. Sei certa. Mastichi un chewing gum e il muscolo che si contrae per un attimo scava la guancia, ma non ne nasce un’idea di tensione, no, per nulla. Ci sei e sei tutta qui, tutta protesa al qui ma anche a un altro luogo. No, ho detto male, non è un altro, può esser fuori di qui ma ti appartiene quanto il qui, non è altro, è dentro.
Tiri fuori un CD, copertina, apri-chiudi, dita sottili. Sei un po’ magrina però. Anche le braccia (ti sei appoggiata con la mano al bracciolo per sistemarti di nuovo, ho visto il braccio scoperto).
Forse meglio principessa che regina. Principessa erede, ma già padrona, domina.
Sei proprio bella. Che fai qui? Tu lo sai. Lo sai, principessa in nero. Ti infili qualcosa sulle spalle: anch’io, sai, sento un po’ di fastidio per quest’aria condizionata. Un bolerino corto, coordinato alla camicetta. Dov’era nascosto? In borsa? Ci hai messo un secondo, un istante solo e lo avevi già addosso come fosse lì da sempre. Ma come fai a muoverti così? Se l’avessi fatta io un’operazione del genere, goffo come sono, lo sai quanto ci avrei messo? Semplicemente non l’avrei fatto, trattenuto dal timore di disturbare. Cose che non ti sfiorano nemmeno, vero?
Mi piacerebbe sapere il tuo nome. Sapere di più. Cos’hai ancora da rivelarmi? Andiamo sul semplice: gonna o pantalone? Basterebbe che mi alzassi un po’ sulla seduta per vederlo, uno solo di quei movimenti che fai tu. Non lo faccio.
Pantalone! Hai accavallato le gambe appoggiandoti di nuovo col gomito sul bracciolo.
Grazie. L’hai fatto per me?
Proviamoci di nuovo, allora: ti piace esser bella? Due dita e scosti i capelli scoprendo l’orecchio. Un orecchino (diamante?) sfavilla. Due dita, capelli, linee curve, luce. Che bello! Che bella!
Telefonino in mano, scorri i menu con le tue dita, SMS, veloce come in tutto. Testa chinata in avanti per leggere il display, capelli che scivolano sottili, un velo sull’orecchio. Due dita, di nuovo, oplà, orecchio, orecchino, piccoli lampi di luce rosa e blu. Un punto di luce bianca, su te nera. Di nuovo, ancora. Quale mistero, che mistero hai per me, principessa nera e luce? Che mistero mi dici? Bella, elegante, veloce. Via il telefonino, si infila da sé in una bustina grigia con macchie rosse (sei troppo veloce, ho bisogno di particolari, i particolari contano, sai?). Ascolti, annuisci. Ah già, stanno parlando, lì sul palco, me ne ero dimenticato. Tu no, ci sei, ci sai essere.
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